Kandinsky e Sinestesia - Vedere la musica come forme e colori
Questa teoria implica che la vista sia collegata non solo col gusto, ma con tutti gli altri sensi. E infatti è così. Alcuni colori hanno un aspetto ruvido, pungente, mentre altri sembrano così lisci e vellutati, che si ha voglia di accarezzarli (il blu oltremare scuro, il verdecromo, la "lacca di garanza). Anche la differenza tra toni caldi e freddi si fonda su queste sensazioni. Ci sono colori che sembrano liquidi (lacca di garanza), colori che sono sempre così compatti (verde cobalto, ossido verde- azzurro) da dare l'impressione di essiccarsi appena.
L'espressione « colori profumati » è molto diffusa. E infine la qualità musicale dei colori è così spiccata che non c'è nessuno che abbia cercato di rendere con le note basse del pianoforte l'impressione del giallo squillante o di definire voce di soprano la lacca di garanza scura."
Queste poche righe fanno intuire quanto profondamente fosse connessa la musica con il colore per l'artista, sperimentando quel fenomeno che oggi è noto con il nome di Sinestesia.
La sinestesia è la rara capacità di un individuo di percepire stimoli sensoriali come impulsi in grado di sollecitare un senso diverso da quello iniziale. Per esempio, parliamo di sinestesia quando si riesce a sentire l’odore delle parole, il suono dei colori, i colori dei suoni, il sapore delle forme, ecc.
Secondo alcuni ricercatori il fenomeno sarebbe da ricondurre a fattori genetici ereditari, mentre per altri si tratterebbe di una condizione attivata da particolari condizioni ambientali. I ricercatori del Dipartimento di Genomica dell’Imperial College di Londra, hanno pubblicato uno studio sull’American Journal of Human Genetics, nel quale hanno identificato quattro regioni correlate con la suscettibilità alla sinestesia, in particolare, quella del cromosoma 2, area già correlata con l’Autismo. Le anomalie sensoriali e percettive sono comuni nei Disturbi dello Spettro Autistico. Esistono diverse forme di sinestesia, quella grafema-colore è la più comune, e permette di vedere un colore associato a una determinata lettera o numero; la sinestesia lessicale-gustativa invece consente di assaporare una particolare parola.
Pioniere dell’Astrattismo, Kandinsky, oltre ad essere appassionato di pittura, era anche un amante della musica. Sono tante le teorie che girano attorno alla sua sinestesia: per alcuni si trattava di un’alterazione sensoriale vera e propria, per altri era soltanto una persona con un talento estetico innato, ecc.
Quello che questi artisti (compreso Kandinskij) cercano di fare è dare un colore e una forma ad un suono, accostando così due sfere sensoriali differenti: udito e vista senza escludere la sfera emotiva e il trasporto interiore che solo la musica riesce a scatenare nell’animo di chi ascolta.
Prendendo spunto da questo tipo di associazioni e a seguito di un loro incontro, Kandinskij sviluppa un suo “alfabeto”, che associa i colori agli strumenti musicali e alle suggestioni emotive e le forme geometriche a contrappunti e punti musicali.
Qualche esempio:
Per Kandinskij il rosso è il colore che rievoca in noi una sensazione di dolore, associando le idee di rosso-sangue-dolore ed è associato al suono della tuba.
Il verde è assoluta immobilità in un’assoluta quiete ma appena si avvicina al giallo acquista energia e giocosità. Con il blu diventa pensieroso, attivo. Viene associato al suono del violino.
Il nero è mancanza di luce, è un non-colore, la pausa finale di un’esecuzione musicale, tuttavia a differenza del bianco (in cui il colore che vi è già contenuto è flebile) fa risaltare qualsiasi colore.
Tutti queste associazioni vengono ampiamente descritte ed esplorate nel libro intitolato “Lo spirituale nell’arte” scritto da Kandinskij e terminato nell’estate del 1910. Il testo, sebbene molto complesso, rimane testimonianza di un movimento artistico che per la prima volta nella storia dell’arte non si pone il problema di rappresentare la realtà ma, al contrario, se ne discosta totalmente.
Prospettiva, naturalismo e realismo lasciano spazio a colori e forme geometriche sotto forma di composizioni, improvvisazioni e impressioni. Questi i termini utilizzati per intitolare le tele che non hanno più per soggetto la natura.
Pioniere dell’Astrattismo, Kandinsky, oltre ad essere appassionato di pittura, era anche un amante della musica. Sono tante le teorie che girano attorno alla sua sinestesia: per alcuni si trattava di un’alterazione sensoriale vera e propria, per altri era soltanto una persona con un talento estetico innato, ecc.
Prendendo spunto da questo tipo di associazioni e a seguito di un loro incontro, Kandinskij sviluppa un suo “alfabeto”, che associa i colori agli strumenti musicali e alle suggestioni emotive e le forme geometriche a contrappunti e punti musicali.
Qualche esempio:
Per Kandinskij il rosso è il colore che rievoca in noi una sensazione di dolore, associando le idee di rosso-sangue-dolore ed è associato al suono della tuba.
Il verde è assoluta immobilità in un’assoluta quiete ma appena si avvicina al giallo acquista energia e giocosità. Con il blu diventa pensieroso, attivo. Viene associato al suono del violino.
Il nero è mancanza di luce, è un non-colore, la pausa finale di un’esecuzione musicale, tuttavia a differenza del bianco (in cui il colore che vi è già contenuto è flebile) fa risaltare qualsiasi colore.
Tutti queste associazioni vengono ampiamente descritte ed esplorate nel libro intitolato “Lo spirituale nell’arte” scritto da Kandinskij e terminato nell’estate del 1910. Il testo, sebbene molto complesso, rimane testimonianza di un movimento artistico che per la prima volta nella storia dell’arte non si pone il problema di rappresentare la realtà ma, al contrario, se ne discosta totalmente.
Prospettiva, naturalismo e realismo lasciano spazio a colori e forme geometriche sotto forma di composizioni, improvvisazioni e impressioni. Questi i termini utilizzati per intitolare le tele che non hanno più per soggetto la natura.
Concludo con altre affascinanti parole del grande artista:
L'artista deve avere qualcosa da dire, perché il suo compito non è quello di dominare la forma, ma di adattare la forma al contenuto.
L'artista non è un beniamino della vita; non ha il diritto di vivere senza un compito, deve svolgere un lavoro duro, che spesso è la sua croce. Deve sapere che le sue azioni, i suoi sentimenti, i suoi pensieri sono il materiale sottile, impalpabile ma concreto che forma le sue opere.
L'artista non è libero nella vita, ma solamente nell'arte.
Di conseguenza ha una tripla responsabilità nei confronti del non-artista: I. deve rendere i talenti che gli sono stati affidati; 2. le sue azioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, come quelli di ogni uomo, formano l'atmosfera spirituale, e dunque la illuminano o la intorbidano; 3. queste azioni, questi pensieri, questi sentimenti formano la materia delle sue opere, che influenzano anch'esse l'atmosfera spirituale."
- Mihrem


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