Le traghettatrici Oniriche - La figura femminile nel sogno notturno
Art by Alessandro Sicioldr
Da tempi remoti la donna ha sempre accompagnato l'uomo ispirandolo, illuminandolo, seducendolo, ingannandolo, elevandolo. Sono innumerevoli le opere d'arte nate dall'amore dell'uomo nei confronti della donna vista come musa ispiratrice, come fonte di ingegno e come guida spirituale.
In questa sede esamineremo brevemente il ruolo della donna all'interno del sogno.
Da almeno 6000 anni il sogno ha sempre avuto un ruolo fondamentale per l'esser umano in quanto ritenuto un messaggio sacro proveniente dagli dei. Il sogno sacro in particolare aveva una valenza così ricca di significato e così importante da essere preso in seria considerazione dall'intera popolazione.
Prima di incubare un sogno sacro, le persone desiderose di ricevere rivelazioni in sogno eseguivano una serie di pratiche che facilitavano l'arrivo di sogni sacri o divini, tecniche quali digiuno, preghiere, l'uso di oli essenziali, profumi e bevande particolari.
In molti casi si ha testimonianza della figura femminile come accompagnatrice, in particolare come figura di preparazione al sonno all'interno di templi immersi nella natura dedicati alle divinità del sonno per l'incubazione di questi.
Prima di incubare un sogno sacro, le persone desiderose di ricevere rivelazioni in sogno eseguivano una serie di pratiche che facilitavano l'arrivo di sogni sacri o divini, tecniche quali digiuno, preghiere, l'uso di oli essenziali, profumi e bevande particolari.
In molti casi si ha testimonianza della figura femminile come accompagnatrice, in particolare come figura di preparazione al sonno all'interno di templi immersi nella natura dedicati alle divinità del sonno per l'incubazione di questi.
Nell'antico Egitto, ad esempio, quando i rituali avevano inizio il fedele veniva accompagnato "dal clero nel tempio, composto per la maggior parte da donne, alcune delle quali avevano il compito esclusivo di indurre i sogni". Per i sumeri invece "sembra che solo le divinità femminili fossero in grado di interpretare i sogni (Nanshe, Geshtinanna e Ninsun), ma la scarsità delle opere sumere non consente di fare chiarezza su questo punto".
Nella cultura babilonese ed assira invece "un gruppo di sacerdotesse (sa'iltu) era specializzato nell'interpretazione dei sogni; tali sacerdotesse risalgono ai tempi più antichi della cultura babilonese ed erano interpellate soprattutto dalle donne".
"Tra le divinità straniere che offrivano sogni oracolari la più famosa è senz'altro Iside. Un primo tempio di Iside fu eretto al Pireo intorno al IV secolo a.C. e da li il suo culto avanzò verso Roma. Anche se i suoi templi venivano periodicamente distrutti per ordinanza imperiale, il suo culto si sparse a macchia d'olio. Gran parte del fascino di questa dea derivava dal fatto che offriva consigli e guarigione in sogno. Sin dai tempi di Cicerone, gli oracoli isiaci erano famosi in tutto l'Impero-Romano e Diodoro scrisse che le sue sacerdotesse e i sacerdoti potevano narrare le innumerevoli guarigioni che la dea aveva operato sui suoi fedeli nei templi del sogno, facendo aumentare a dismisura la sua popolarità".
Interessante è il ruolo dell'archetipo della donna nei sogni:
"Nei sogni possono apparire delle figure femminili riconoscibili come Archetipi perché agiscono secondo un determinato schema, modello o tipo di comportamento: i principali archetipi femminili sono la Sposa, la Vergine, la Madre, la Vecchia Saggia, la Fata, la Strega, la Sacerdotessa, la Santa, la Martire, la Dea, la Regina, la Prostituta, la Fanciulla Innocente. Il loro ruolo nei sogni è stimolare la sensibilità, la creatività, la maternità, il dono di sé per gli altri, l’intuizione e la spiritualità, portando l’individuo verso la maturazione psichica."
Nella cultura babilonese ed assira invece "un gruppo di sacerdotesse (sa'iltu) era specializzato nell'interpretazione dei sogni; tali sacerdotesse risalgono ai tempi più antichi della cultura babilonese ed erano interpellate soprattutto dalle donne".
"Tra le divinità straniere che offrivano sogni oracolari la più famosa è senz'altro Iside. Un primo tempio di Iside fu eretto al Pireo intorno al IV secolo a.C. e da li il suo culto avanzò verso Roma. Anche se i suoi templi venivano periodicamente distrutti per ordinanza imperiale, il suo culto si sparse a macchia d'olio. Gran parte del fascino di questa dea derivava dal fatto che offriva consigli e guarigione in sogno. Sin dai tempi di Cicerone, gli oracoli isiaci erano famosi in tutto l'Impero-Romano e Diodoro scrisse che le sue sacerdotesse e i sacerdoti potevano narrare le innumerevoli guarigioni che la dea aveva operato sui suoi fedeli nei templi del sogno, facendo aumentare a dismisura la sua popolarità".
Interessante è il ruolo dell'archetipo della donna nei sogni:
"Nei sogni possono apparire delle figure femminili riconoscibili come Archetipi perché agiscono secondo un determinato schema, modello o tipo di comportamento: i principali archetipi femminili sono la Sposa, la Vergine, la Madre, la Vecchia Saggia, la Fata, la Strega, la Sacerdotessa, la Santa, la Martire, la Dea, la Regina, la Prostituta, la Fanciulla Innocente. Il loro ruolo nei sogni è stimolare la sensibilità, la creatività, la maternità, il dono di sé per gli altri, l’intuizione e la spiritualità, portando l’individuo verso la maturazione psichica."
Si tratta della triplice donna o dea che appare in sogno.
E’ il mitico multiplo che, attraverso un procedimento non solo matematico ma, soprattutto, dialettico, riunisce, nella sintesi, quanto il due ha, invece, precedentemente scisso in poli opposti. Fin dagli albori del tempo umano, che nella trilogia di passato, presente e futuro si configura e si attua, si scorgeva in tale numero l’immagine della perfezione, rappresentata dal triangolo, e il principio che, dall’accordo simbiotico del maschile e femminile, origina la vita. Con l’avvento del Cristianesimo, esso giunse a fregiarsi di nuovi molteplici significati: sia quello di Sacra Famiglia, composta da Maria, Giuseppe e Gesù; sia quello di Trinità, che reinterpreta il simbolo del triangolo, che verso l’alto si protrae, attraverso le persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; sia quello delle virtù che sono proposte quali cardine della vita umana, ossia la Fede, la Speranza e la Carità.
E se, ancora una volta, torciamo il collo verso l’alto, rivolti, nottetempo, verso il cielo, per ammirare il triplice volto della Luna, che muore e rinasce, immediatamente ricordiamo che il lontano satellite è l’archetipo per eccellenza della Donna, poiché ne palesa le tre fasi che si susseguono nell’intimo dell’utero. Di questa arcaica analogia abbiamo in precedenza dissertato, ma la storia non termina qui. Essa si svolge e si dipana nei secoli, nella triplice ripetizione delle formule magiche e nell’arduo superamento delle prove, tre per l’appunto, che i protagonisti delle fiabe, eredi, nella tradizione popolare, degli iniziati all’esoterismo, devono affrontare.
Ma, soprattutto, per altre infinite volte, il Tre si riconferma emblema del femminile.
Soffermiamoci a stilare, in questo contesto, solo un elenco esiguo, citando, fra i numerosi esempi contemplati nei miti e nelle opere di grandi scrittori ed artisti, i più celebri, ossia le Moire o Parche, le Erinni, le Ore, le Gorgoni, le Grazie, le triadi di figure femminili descritte da Dante fino a quelle di Shakesperiana memoria. Spesso ci si trova alle prese con tre sorelle, le cui vicende si reiterano, nella letteratura occidentale, con frequenza davvero notevole, dalle favole, in primis quella di Amore e Psiche, giungendo ai capolavori di Cecove Turgenev.
Dal mito traiamo, come sempre, l’essenza immacolata della verità: le tre Donne (siano esse dee o comuni mortali imparentate) impongono una scelta, che deve, necessariamente, venire operata da un maschio. Ecco la loro ragion d’essere. E’ molto interessante l’analisi condotta, in merito a tale questione, da Sigmund Freud, precisamente nella Psicanalisi del Genio. Anche lo studioso austriaco si addentrò nei meandri della memoria, pervenendo fino alla favola, trascritta sia da Perrault che dai Fratelli Grimm, di Cenerentola, in cui compaiono, per l’appunto, tre fanciulle. Chi è la prediletta? Chi riceve, metaforicamente, la mela d’oro? Colei che si cela fra le ceneri, immersa nel silenzio e nell’ombra, ossia colei che è l’emblema della Morte. Le tre sorelle sono, dunque, da interpretarsi come le tre Moire, ossia Cloto, Lachesi e Atropo. La prima filava lo stame della vita; la seconda attribuiva i destini agli uomini, fissandone anche la precisa durata; la terza, infine, tagliava il filo, recidendo il battito del cuore e soffocando il respiro del petto. Le loro scelte erano inesorabili, non soggette neppure ad un eventuale intervento degli dei.
Dante Alighieri nella Divina commedia espone questa costate millenaria, espressa con le tre figure femminili di Maria, Lucia e Beatrice:
Tre sono le donne celesti che nel canto secondo dell’Inferno si avvicendano per dare aiuto al pellegrino smarrito nella selva oscura.
Abbiamo visto come questo modello “solare” non presenti alcun attributo proprio del femmineo, almeno per come viene proposto dalla critica ufficiale dantesca.
In altre parole, queste tre donne celesti sono una creazione squisitamente intellettuale, incorporea, virtuale. Tutta questa perfezione salvifica non è in alcun modo “macchiata”, appare integra, certo benigna ma inevitabilmente irraggiungibile.
Queste tre donne celesti sembrerebbero corrispondere ad un modello femminile apollineo, sono una “normalizzazione” della Dea. Del femmineo viene eliminato ogni elemento terribile, schiacciante. E questo sarebbe anche prevedibile considerando la formazione culturale e religiosa di Dante.
La triade Maria/Lucia/Beatrice è una triade altissima, abbagliante, troppo vicina al Cielo.
A questa triade femminile celeste abbiamo anche visto corrispondere una triade femminea infera, perturbante, quella composta dal gruppo: Kore, Persefone, Ecate.
Noi sappiamo anche che il tema della Triplice Dea si trova nei miti e negli archetipi di tutte le terre. E’ un mito antichissimo. In questo mito si vede la Fanciulla, la Madre e l’Anziana. Questo rispecchia i tre volti della luna: crescente, piena e calante.
Tre sono le Grazie, tre le Gorgoni, nel mondo classico greco; nel Pantheon induista abbiamo Bhavani che si manifesta come giovane donna incoronata, oppure come una madre con Sole e Luna ai seni, oppure come nume oscuro con una collana di teschi; nel mondo slavo troviamo le tre Zoryas, dee dell’alba, della sera e della mezzanotte; le tre Brigide caratterizzano il mondo celtico; e persino nel mondo cristiano abbiamo una triade clamorosa costituita da le tre Marie (Vergine Maria, Maria Maddalena e Maria di Cleofa) sbarcate in Francia dopo l’ascensione del Cristo.
Roberto Sicuteri scrive che agli inizi dei tempi esisteva una grande dea triforme: “queste tre dee costituivano nel contempo una persona sola e trina. A sua volta la trinità base si ripeteva sul multiplo fino al numero 9, in quanto ogni dea- fase era trina ed una in una sola dea.”
Ma il 9, altro numero caro a Dante (nove gironi infernali, nove cieli paradisiaci), è anche il numero proprio di Beatrice.
Rimanendo sempre su questo tema della triplice figura femminile, porto un esempio visivamente curioso tratto dal film "Macbeth" del 2021 diretto da Joel Cohen.
In questo caso si parla delle tre sorelle fatali, o le tre streghe; quindi la triplice figura femminile assume un carattere diabolico ed oscuro.
Per Macbeth le Sorelle Fatali sono la realizzazione dei suoi desideri nascosti di potere ed ambizione, una sorta di giustificazione, come se egli fosse autorizzato a comportarsi in un determinato modo per “conformarsi” alle loro profezie. Secondo questa distorta interpretazione della realtà, Macbeth decifra le loro parole nei termini che a lui fanno più comodo per la situazione del momento.
La tragedia si apre con l’apparizione di tre strani personaggi, le Sorelle Fatali; la scelta di presentarle per prime ha la funzione di mostrare immediatamente l’importanza del ruolo che esse rivestono nello svolgimento della tragedia. La loro apparizione è sottolineata dalla rima persistente del loro balletto infernale con il quale introducono il pubblico in un mondo che, fin dai primissimi versi, è connotato come estremamente ambiguo, un mondo in cui le cose ed i personaggi sono talmente indistinti che è impossibile capire cosa è buono e cosa non lo è. Come lo yin e yang del simbolo cinese, dove la parte nera ha un punto bianco e viceversa, nel mondo delle Sorelle Fatali, ed in tutta la tragedia, il bene ed il male non sono mai nettamente separati. Il verso conclusivo della prima scena “Fair si foul and foul is fair” è il compendio di questa ambiguità che agisce come leit motiv dell’intera opera. Come una sorta di coro moderno, con questo loro ultimo verso, le Sorelle Fatali sembrano voler mettere in guardia il lettore (e lo spettatore) sul senso più profondo della tragedia: le cose non sono come appaiono. I tre esseri soprannaturali hanno progettato di incontrare Macbeth al ritorno della battaglia. Come per evidenziare il legame tra loro e il guerriero, che diventerà sempre più forte man mano che si procederà nella storia, le primissime parole di Macbeth sono: “so foul and fair a day I have not seen” (I, III, 38).
La scena in cui le Sorelle Fatali incontrano Macbeth e Banquo è stata costruita sapientemente su immagini, parole e situazioni ambigue. Banquo viene immediatamente colpito dal loro strano aspetto; egli ne nota subito l’essenza di donna ma anche le barbe sul viso: “you should be women, And yet your beards forbid me to interpret That you are so” (I, III, 45-47). L’ambiguità che emerge dal discorso delle Sorelle Fatali sarà sempre presente dietro a verità (o mezze verità) e comportamenti di altri personaggi. Anche il loro modo di parlare è ambiguo, così come si addice ad una profezia. Ciò che esse dicono rivolgendosi a Macbeth sembra andare al di là di ogni umana comprensione e conoscenza ed appare incredibile alle orecchie degli stessi personaggi.
Torniamo ora al legame fra la donna e la sua presenza durante il sogno.
Si dice che sognare delle donne, ragazze o bambine o tutte insieme in specifiche situazioni oniriche, queste siano le figure guida, delle traghettatrici verso un mondo diverso e solitamente trascendente o completamente scollegato rispetto al mondo precedente.
Ancora più simbolica è l'apparizione nel sogno di tre donne in quando, in base a quello scritto precedentemente, essendo cariche di significato trasportano il sognatore in un mondo che gli rivelerà verità assolute, archetipiche o personali ma nascoste da se stesso.
In tutti questi casi la donna archetipica facilita il sognatore ad evolvere, a scoprire nuovi mondi e, in particolare per gli artisti, queste donne messaggere aiutano per l'anima creativa e fantastica.
In tutti questi casi la donna archetipica facilita il sognatore ad evolvere, a scoprire nuovi mondi e, in particolare per gli artisti, queste donne messaggere aiutano per l'anima creativa e fantastica.
- Mihrem
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