Lo stile Cosmatesco, Il Quincunx e la geometria sacra

 


Collocandosi a metà della ricerca artistica tra le tecniche costruttive romane e le trame di ispirazione bizantina, lo “stile” cosmatesco rappresenta uno dei più pregiati risultati che l’arte medievale, ed in particolare quella dei marmorari romani operanti nel XII-XIII secolo, ci ha lasciato.

I più vecchi raccoglitori di epigrafi danno curiosi particolari sull'uso e sull'abuso dei marmi antichi nelle fabbriche delle chiese. Di certo era più economico usare i marmi antichi piuttosto che acquistarli, tanto più che i marmi colorati per la maggior parte venivano importati da oltre-mare. Ben lo seppero papi e cardinali, eredi delle grandi famiglie patrizie romane, che ne ornarono palazzi ed edifici sacri.

Il più delle volte furono usati nelle chiese poichè queste sorsero per la maggior parte sui templi pagani distrutti dal troppo zelo cristiano dopo la caduta dell'impero romano. Pertanto spezzare i marmi e ricostituirli a mosaico venne facile, il che però non significa che non fossero costruiti da veri e propri artisti, i Magistri Romani, e che il loro effetto non fosse e non sia tutt'oggi una splendida decorazione.

La maggior fonte delle frantumazioni si ebbe nell'opus sectile romano, cioè nelle figure a intarsio di vari marmi.



Quando era troppo costoso radere al suolo si innestavano chiese cristiane sui templi antichi, anche per evitare, come accadeva, che la gente andasse a pregare sui templi distrutti, e/o si sostituiva il nome della divinità con uno affine di un santo esistito o meno.
I pavimenti cosmateschi furono eseguiti nelle chiese che sorgevano su templi pagani. Infatti i marmi serpentino e porfido rosso erano cave già esaurite al tempo dei romani. Così per avere un'idea di come fossero i pavimenti degli edifici pubblici romani basta guardare il pavimento del Pantheon, rimasto intatto perché il tempio venne trasformato in chiesa cristiana.

© Marco Toninelli / EASYVOYAGE

Detto questo, va chiarita l'origine del nome dello stile "Cosmatesco".

Lo stile cosmatesco è una definizione usata nella storia dell'arte e in architettura, relativamente a un tipo di ornamentazione caratteristica dei marmorari romani del XII e XIII secolo ma di origine bizantina (opus alexandrinum), consistente nell'abbellire pavimenti, cibori e chiostri mediante tarsìe marmoree policrome di forme svariate e fantasiose. 
Lo stile cosmatesco fiorì a Roma durante il XII e il XIII secolo. L'opera del Cosmati è peculiare in quanto consiste nell'uso di mosaico di vetro in combinazione con il marmo. A volte è intarsiato sugli architravi di porte in marmo bianco, sui fregi dei chiostri, sulle scanalature delle colonne e sui monumenti sepolcrali. A volte, incornicia pannelli, di porfido o di altri marmi, su pulpiti, sedie episcopali, schermi, ecc., oppure è esso stesso utilizzato come pannello. I colori sono sempre brillanti e sono presenti tessere d'oro diffusamente.
Mentre è più frequente a Roma che altrove in Italia, il suo uso non è limitato a quella città. Non è ancora stato determinato con precisione quale possa essere il suo legame con l'arte meridionale della Sicilia, essendo già presente a Palermo nella Cappella Palatina e nella chiesa di San Cataldo in epoca anteriore.


I Cosmati furono famiglie di marmorari romani che operarono in varie botteghe, di cui si ricordano sette membri, appartenuti a quattro diverse generazioni vissute tra il XII e il XIII secolo, e che acquisirono fama soprattutto per i particolari mosaici e decorazioni realizzate prevalentemente nelle chiese.
Il nome "Cosmati" è una generalizzazione dovuta alle epigrafi dei marmorari romani sulle loro opere, spesso come Cosmas o Cosmatus, di cui si riuscì in seguito a determinare che si trattava di due artisti appartenenti a due famiglie diverse:
Cosma di Jacopo di Lorenzo che compare per la prima volta nel 1210 nell'iscrizione del portico della cattedrale di Civita Castellana (attestato fino al 1231) e Cosma di Pietro Mellini, La prima citazione di un « Gusmato marmorario filio domini Petri Mellini » è del 1264 (Giovannoni); si tratta di un documento dell’Archivio dei Ss. Andrea e Gregorio al clivo di Scauro sul Celio a Roma, in cui Mellini compare come beneficiario di enfiteusi. (1264-1279).
La famiglia di marmorari romani più importante, che ebbe il privilegio di ricevere le più grandi committenze da parte del papato, fu quella di Tebaldo Marmorario (1100-1150), e soprattutto il figlio Lorenzo di Tebaldo e i successori Iacopo di Lorenzo, Cosma e i figli di quest'ultimo Luca e Iacopo. A rigore, quindi, si dovrebbe parlare di opere cosmatesche solo relativamente a quelle realizzate da questa famiglia.

La fama di queste famiglie e la loro maestria nel campo dei mosaici hanno creato uno "stile cosmatesco" che riguardò tanto loro quanto i loro imitatori. Il cosmatesco andò di moda, i papi autorizzarono i prelievi degli antichi pavimenti e le botteghe si moltiplicarono, sopratutto a Roma, dove non c'era piazza dove non sorgesse una chiesa, talvolta due nella stessa piazza.
Il loro modello ornamentale, con il quale decorarono chiostri, pavimenti, altari, preziosi leggii e pulpiti, nonchè colonne tortili e fonti battesimali, si basava sulla lavorazione di tasselli di pietre dure, di marmo, di pasta vitrea e di oro, collocati in modo da formare temi geometrici. Per ottenere ciò si ispirarono in parte dall'arte bizantina e in parte dal gusto classico.


Associati ai “Cosmati”, troviamo anche la bottega di magister Paulus, con i figli Giovanni, Pietro, Angelo e Sasso, con i più noti figli di Angelo: Nicola e Iacopo, attivi fino agli ultimi decenni del XII secolo. Dovette essere forse discepolo di un certo Christianus Magister che aveva realizzato qualche lavoro verso la metà del X secolo.

Consiglio QUESTO LINK per apprezzare altre foto di dettagli Cosmateschi.


QUINCUNX

quincónce (o quincunce) s. f. o m. [dal lat. quincunx -ncis (masch.), comp. di quinque «cinque» e uncia «oncia»]. – 1. In Roma antica, frazione equivalente a cinque dodicesimi dell’unità; in partic., come moneta, frazione dell’asse, corrispondente a 5/12, cioè a 5 once, coniata in alcune città italiche; come misura di lunghezza, la frazione corrispondente a 5/12 del piede romano. 2. Simbolo con cui era rappresentata presso i Romani la frazione 5/12, simile alla figura del 5 nei dadi.



"E' ormai facile per noi riconoscere il valore simbolico del numero 4, strettamente legato all'uomo e all'Uno, Cristo Pantocratore, Signore del mondo.
Qual è la forma in geometria che più si avvicina ai quattro evangelisti e al figlio di D*o come unica realtà del sacro?
Nei pavimenti dei maestri Cosmati un motivo ricorrente della decorazione è la Quincunx e il Quadratum. Si tratta di una composizione modulare costituita di quattro cerchi che si dispongono attorno a un quinto connesso agli altri mediante fasce intrecciate, inserita in un quadrato che li comprende. L'autorevole studioso Nicola Severino, in una delle sue pubblicazioni condotte con precisione storica e documentale, ha dedicato un affascinante testo al pavimento cosmatesco della Cattedrale di Civita Castellana.
Il lettore ormai conosce la simbologia del cerchio quale sinonimo di perfezione divina. La rappresentazione che stiamo osservando è riferita a un concetto religioso ben preciso, espresso per mezzo della geometria sacra.
I cinque cerchi del Quincunx presentano dimensioni differenti: quello centrale è più grande per un valore gerarchico rispetto ai quattro posti agli angoli del Quadratum. Perché questa diversità di grandezza? Se mettiamo a confronto il Quincunx con l'iconografia del coperchio eburneo di Cluny, ci accorgiamo che la disposizione delle figure coincide sul piano. Cristo in maestà al centro corrisponde al cerchio di mezzo, mentre gli evangelisti della visione apocalittica ai quatto angoli hanno lo stesso ordine dei quattro cerchi più piccoli. Questa simmetria, fra le due diverse iconografie, ha un preciso e fedele riscontro per il significato iconologico. Ad esempio, la Quincunx e il Quadratum del pavimento cosmatesco nella Cattedrale di Civita Castellana possono avere una lettura secondo la visione dell'Apocalisse di Giovanni:

E quant'è alla lor sembianza, tutte e quattro erano d'una medesima sembianza; Come se una ruota fosse stata in mezzo d'un' altra ruota (Ezechiele 10, 10).236"

Tratto dal bellissimo libro: "Diario di simboli - Un mondo magico nascosto fra i monumenti fiorentini" di Francesca Rachel Valle

La rappresentazione dei pavimenti – che in alcuni casi si trova anche negli amboni, nelle colonne o nelle transenne marmoree che separano il presbiterio dalla navata – è caratterizzata da un motivo a quincux, o quinconcia, termine derivato dalla monetazione romana che indica una figura in cui cinque elementi di forma circolare sono disposti come di solito appaiono sulla faccia di un dado, cioè quattro sui vertici e uno centrale. Attorno alla tipica quinconcia si staglia un motivo ornamentale a guilloche, termine francese derivante dalla lavorazione dei metalli che prevede un disegno ripetitivo di righe lineari oppure ondulate. Nel caso del pavimento cosmatesco la guilloche è riempita con elementi tagliati a forma di triangolo, quadrato, cerchio o losanga secondo la tecnica già utilizzata dai romani dell’opus sectile. Oltre all’indubbia valenza artistica di queste pavimentazioni va ricordato che esse avevano anche funzione divisoria dello spazio, definendo una serie di livelli differenti in cui protagonista è la navata centrale in cui è presente un andamento rotatorio composto da quinconce e guilloche, mentre nelle navate laterali si alternano motivi geometrici che riempiono i rettangoli conferendo alla composizione un carattere a-direzionale e statico in contrapposizione con quello della navata centrale

Di seguito alcune architetture sacer in cui è possibile osservare una pavimentazione di stile cosmatesco:

Basilica di San Giovanni in Laterano


La Basilica di San Giovanni in Laterano, anche definita come la Cattedrale di Roma (nome completo Papale arcibasilica maggiore cattedrale arcipretale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano[7]; in latino: Archibasilica Sanctissimi Salvatoris et Sanctorum Ioannis Baptistae et Ioannis Evangelistae in Laterano), è la chiesa madre della diocesi di Roma, attualmente retta da papa Francesco tramite il cardinale arciprete Angelo De Donatis. È la prima delle quattro basiliche papali maggiori e la più antica e importante basilica d'Occidente[8]. Sita sul colle del Celio, la basilica è la rappresentazione materiale della Santa Sede, che ha qui la sua residenza.

La basilica e il vasto complesso circostante (comprendente il Palazzo Pontificio del Laterano, il Palazzo dei Canonici, il Pontificio Seminario Romano Maggiore e la Pontificia Università Lateranense) godono dei privilegi di extraterritorialità riconosciuti dalla Repubblica Italiana alla Santa Sede che pertanto ne ha la piena ed esclusiva giurisdizione.

È detta "arcibasilica" perché è la più importante delle quattro basiliche papali maggiori[9]; più precisamente, ha il titolo onorifico di Omnium Urbis et Orbis Ecclesiarum Mater et Caput, ovvero Madre e Capo di tutte le Chiese della Città e del Mondo[10]. È detta infine "in Laterano", o "lateranense"; Lateranus era un cognomen della gens Claudia[11], e nella zona dove sorse la basilica si trovavano dei possedimenti (horti) di quella famiglia.

"Martino V rinnovò il pavimento della navata centrale in stile cosmastesco con grandi tondi di porfido e lo ornò con il suo stemma, tuttora visibile, lo liberò degli amboni, del coro dei canonici e dell'altare di S. Maria Maddalena -costruito entro il coro canonicale, dipinto da Pietro Pisano, davanti all'altare papale- nel quale Onorio II (1124-1130) aveva deposto il corpo della santa senza testa. L'altare, che era stato ricostruito da Bonifacio VIII, fu trasferito in prossimità dell'ultima parasta sul lato destro dell'Arcibasilica. Al termine del pavimento, davanti all'altare papale, Martino V aveva disposto d'essere sepolto in un sepolcro di bronzo circondato ai quattro angoli da altrettante colonne di porfido che sorreggevano il ciborio. Le sue spoglie furono riesumate all'epoca di Pio IX e collocate entro la confessione."


Particolari ed interessanti dettagli riguardo all apavimentazione cosmatesca di questa basilica si possono trovare al seguente link: 
In questo studio Nicola Severino evidenzia il fatto che la attuale pavimentazione cosmatesca non sia originale medievale, come si sente dire da alcune guide o come si legge in alcuni testi e siti internet, ma si tratta di una complessa lavorazione di restrutturazione e ricostruzione avvenuta moteplici volte dalla sua prima vera posa. In base dai documenti forniti da Severino possiamo dedurre con certezza che il pavimento osservabile oggi risale alle ultime lavorzioni del XIX secolo.

Dettagli della pavimentazione cosmatesca della Basilica di San Giovanni In Laterano:






Duomo dei cosmati Civita Castellana


"Il pavimento della cattedrale di Civita Castellana, opera ancora non attribuita, ma probabilmente eseguita da un membro dei «Cosmati» - famiglia di marmorari romani impegnata nella fabbrica della chiesa romanica per quattro generazioni - si inserisce a pieno titolo nella tradizione dei litostrati a tarsia marmorea del XII-XIII secolo. Questi seguono lo sviluppo dell'opus sectile romano, evolutosi a partire dalle rozze forme del segmentatum e dai semplici disegni geometrici fino alla realizzazione di motivi sempre più elaborati (tra i quali è da ricordare l'opus Alexandrinum, impiegato a partire dal Tardo Impero sotto Alessandro Severo, composto da marmi e paste vetrose di varie forme e dimensioni che avvoIgevano tondi o rettangoli di porfido) . I pavimenti lapidei venivano realizzati disponendo lastre di pietra e marmi colorati, di differenti dimensioni ma di spessore costante, sopra un letto di malta di calce e pozzolana. I materiali utilizzati, denominati <&farmora» (Marmi Antichi), erano costituiti da tutti quei marmi o pietre decorative che potevano essere lucidati; venivano tagliati e ridotti in tessere che seguivano sia forme geometriche (quadrati, rettangoli, triangoli ed esagoni) che forme «libere» (porzioni di cerchio e gocce)."


Chiesa Abbaziale di Desiderio

Entro il 1071, per volere dell’abate Desiderio (1058-1087), fu realizzato il pavimento a mosaico geometrico in marmi policromi della nuova chiesa abbaziale. Desiderio fece appositamente arrivare da Costantinopoli le maestranze specializzate nella tecnica del mosaico e acquistò a Roma i marmi necessari.

Non sappiamo come si presentasse questo magnifico pavimento, ma nella stampa pubblicata dal monaco Erasmo Gattola nel suo volume (Historia Abbatiae Cassinensis del 1733) si possono individuare diversi motivi comuni al repertorio classico e bizantino, e presenti poi nel ricco repertorio romano cosmatesco.
soprattutto da figure geometriche regolari: quadrati, triangoli, rombi, esagoni e ottagoni che, combinati tra loro, formano altre figure geometriche più complesse (ad esempio; scacchiere, quadrati inscritti nel quadrato).
Alla base del motivo ornamentale vi è la scomposizione della superficie in disegni a rete geometrica regolare che guidano nell’accostamento delle tessere.
I motivi ornamentali usati nei pavimenti in marmo del Medioevo derivano, quasi sempre, dalla tradizione classica. La realizzazione di nuovi pavimenti, prevedeva spesso il riutilizzo di materiali antichi, incluse tessere già tagliate provenienti da vecchie pavimentazioni. Questo procedimento incoraggiava gli artisti a ricopiare i motivi di antica tradizione.
Nel pavimento medievale di Montecassino, disegnato nella stampa del Gattola, si potevano ammirare molti dischi marmorei (in latino rotae) circondati da altre decorazioni curvilinee a formare il cosiddetto quinconce, un motivo molto diffuso nelle pavimentazioni romane e bizantine. La parola dal latino quincunx, che vuol dire «cinque once», antica unità di misura, indica lo schema secondo il quale sono disposti i cinque punti della corrispondente faccia del dado.


http://www.museofacile.unicas.it/il-pavimento-medievale-della-chiesa-abbaziale-di-desiderio-1066-1071/

Cappella Sistina

La Cappella Sistina è famosa in tutto il mondo per gli affreschi che da secoli conserva e mostra al pubblico. Al suo interno c’è anche un’altra opera che tutti calpestano ma che pochi ammirano: il pavimento cosmatesco.
Quando si entra nella Cappella Sistina, la prima cosa che richiama l’attenzione è il Giudizio Universale con il suo blu lapislazzuli e il gran numero di corpi che lo animano. Solo dopo si ci ferma ad ammirare la volta e gli affreschi laterali, seppur importanti e meravigliosi, passano in secondo piano.
Il pavimento nemmeno viene guardato: un po’ perché la folla presente è tale da impedirne un’ampia visione e un po’ perché i cicli pittorici rubano la scena a tutto il resto.
Nonostante ogni anno venga calpestato da cinque milioni di persone, ancora è in perfette condizioni. Pensate un po’: quasi ventimila persone al giorno entrano nella Cappella Sistina eppure, il pavimento cosmatesco, resiste.
Venne realizzato adoperando un gran numero di tasselli di marmi policromi pregiati provenienti spesso da resti di antichi edifici costruiti in età imperiale. Vengono aggiunte anche paste vitree, oro e i classici dischi di porfido rosso ottenuti tagliando letteralmente a fette le colonne romane.

Cappella Sistina di Anagni

Definita la Città dei papi, Anagni conserva un ciclo di affreschi assolutamente unico nella storia della pittura medievale preassisiate. Questo capolavoro decora la cripta della Cattedrale di Santa Maria Annunziata.

La cripta, costruita dal vescovo Pietro da Salerno, insieme alla chiesa, tra il 1072 e il 1104, e ribattezzata la “Cappella Sistina del Medioevo”, fu dedicata a san Magno, martire e patrono della città. All’interno della cripta, è possibile ammirare un prezioso pavimento cosmatesco e suggestivi affreschi che ricoprono una superficie di oltre 540 metri quadrati.

Porfido rosso, serpentino verde, giallo antico e marmo bianco. Con questi quattro tipi di pietra i maestri marmorari della famiglia romana dei Cosmati hanno realizzato nel Lazio i pavimenti geometrici più belli del Medioevo (ma forse di tutti i tempi).
Il pavimento, realizzato tra il 1224 e il 1227, presenta una fascia centrale in cui si ripete per cinque volte il motivo a quinconce (o quincunx) formato cioè da un cerchio centrale con altri quattro cerchi negli angoli.
La tecnica con cui sono realizzati non è il mosaico, che prevede l’uso di piccole tessere quadrate, ma l’opus séctile. Questa antica tecnica di età romana si basava su elementi tagliati già con la forma definitiva: cerchi, quadrati, triangoli e losanghe. Piccoli elementi geometrici che, sapientemente incastrati, riescono a creare l’effetto di un magnifico tappeto ricamato.
Un pavimento di questo genere si trova anche nel presbiterio dell’Abbazia londinese di Westminster. Sì, proprio la chiesa dove vengono incoronati i reali inglesi e dove si celebrano i loro matrimoni!
Nel 1268 anche l’Abbazia di Westminster ebbe il suo pavimento cosmatesco, con tanto di disegni a guilloche e a quinconce: un quadrato di 7,6 m di lato tra i più raffinati esempi dell’arte cosmatesca fuori dall’Italia.

Al centro campeggia un disco in onice, mentre altri elementi sono in porfirio viola, serpentino verde, calcare giallo e vetro opaco colorato (in rosso, turchese, blu cobalto e bianco). Il tutto incastonato in una base di calcare scuro detto marmo di Purbeck.


- Mihrem

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