L'arrivo di Dioniso e la salvezza di Arianna
"Stava piangendo accasciata sulla sabbia gridando contro l'amante infedele, quando udì in lontananza un tamburellare febbrile di cembali. unito a cori femminili in delirio. Non c'era dubbio: erano le Baccanti, le seguaci del Dio dell'ebbrezza, dell'eccesso, della pazzia. Dioniso... il seducente Dioniso, sovrano immortale venuto dall'Oriente col capo nascosto da pampini d'uva al posto della corona e un lungo bastone ricoperto d'edera per scettro e pelle di pantera come veste regale, coi suoi occhi magnetici e lussuriosi egli rapiva. Porgendo recipienti colmi di vino prendeva i sensi, cancellava gli affanni e dava l'estasi.
Le donne che si erano votate a lui erano uscite di senno e, insieme ai Satiri, erano divenute le sue fedeli compagne.
E poi eccolo: un dio di sfolgorante bellezza, la fronte cinta di foglie di vite, in una mano il tirso, nell'altra briglie d'oro con cui reggeva un carro magnifico trainato da enormi tigri. Aveva un viso di straordinaria grazia e occhi luminosi; mollezza e forza si incontravano in un'unica creatura. Non appena vide Arianna, fermò il cocchio con un gesto deciso e le belve ruggirono mentre egli si ergeva in tutta la sua magnificenza. Scese e con incedere vagamente ebbro ma comunque maestoso si diresse verso Arianna. Le si avvicinò, le prese il mento fra le mani e le rubò un bacio. Era il bacio di un dio, del dio cui nessuno poteva negarsi. Per la prima volta dall'ultima notte in cui Teseo l'aveva tenuta fra le sue braccia, Arianna si abbandonò di nuovo, la mente confusa ma leggera. E la notte giunse di nuovo, col suo mantello di stelle fermato con un bottone di luna. Nel talamo che prima era di Teseo, giaceva ora Dioniso e fra le sue braccia si riparava Arianna. Lo sciabordio delle onde e il sussurro del vento fra le rocce dove si erano celati, accompagnavano come una musica dolcissima le parole del dio per la sua amata. Carezzandole i capelli da cui poco prima aveva tolto la preziosa corona, le promise ciò che solo un dio può concedere."
E poi eccolo: un dio di sfolgorante bellezza, la fronte cinta di foglie di vite, in una mano il tirso, nell'altra briglie d'oro con cui reggeva un carro magnifico trainato da enormi tigri. Aveva un viso di straordinaria grazia e occhi luminosi; mollezza e forza si incontravano in un'unica creatura. Non appena vide Arianna, fermò il cocchio con un gesto deciso e le belve ruggirono mentre egli si ergeva in tutta la sua magnificenza. Scese e con incedere vagamente ebbro ma comunque maestoso si diresse verso Arianna. Le si avvicinò, le prese il mento fra le mani e le rubò un bacio. Era il bacio di un dio, del dio cui nessuno poteva negarsi. Per la prima volta dall'ultima notte in cui Teseo l'aveva tenuta fra le sue braccia, Arianna si abbandonò di nuovo, la mente confusa ma leggera. E la notte giunse di nuovo, col suo mantello di stelle fermato con un bottone di luna. Nel talamo che prima era di Teseo, giaceva ora Dioniso e fra le sue braccia si riparava Arianna. Lo sciabordio delle onde e il sussurro del vento fra le rocce dove si erano celati, accompagnavano come una musica dolcissima le parole del dio per la sua amata. Carezzandole i capelli da cui poco prima aveva tolto la preziosa corona, le promise ciò che solo un dio può concedere."
- Manuela Racci

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